Facciata di Palazzo Fuga a Napoli

Palazzo Fuga – Real Albergo dei Poveri

Palazzo Fuga o Real Albergo dei Poveri, è il più evidente complesso monumentale di rilievo del settecento in Europa, ideato e costruito dall’architetto Ferdinando Fuga, per volere del re Carlo III di Borbone che volle fare del palazzo, un’istituzione caritatevole di prim’ordine per dare asilo ai poveri. Si narra di storie di fantasmi e presenze misteriose.

Fuga per la prospettiva, quattrocento metri di palazzo che costeggiano via Foria, in un susseguirsi di cinque ordini di finestre senza fine, intervallate da lesene, con tinpano centrale.
Il labirinto di Napoli. Fuga per l’architetto, chiamato a Napoli nel 1751, tra i protagonisti del programma di rinnovamento edilizio borbonico.

Il Real Albergo dei Poveri è il maggiore palazzo monumentale di Napoli, il più grande palazzo barocco d’Europa, voluto non solo per accogliere e assistere gli, indigenti ma per funzionare da opificio, per produrre, insegnare e indirizzare i cittadini verso un lavoro. Oggi si direbbe che palazzo Fuga non è solo assistenzialismo ma una politica attiva del lavoro. Una celebrazione all’illuminismo.

Il progetto originario doveva estendersi su una superficie di 600 metri di lunghezza e una larghezza di 135, comprendere cinque grandi cortili, uno dei quali, quello centrale, doveva ospitare una cappella con pianta radiale a sei bracci. Ancora oggi, imponente nella sua mole, l’Albergo incanta per il suo ingresso scenografico: una corte centrale con una scala a doppia rampa balaustrata.

Per volere del sovrano, nacque allo scopo· di dare ospitalità a poveri, orfani e mendicanti, in un progetto di garanzie della sicurezza urbana (anche successiva all’industrializzazione) di accoglienza e rieducazione (anche dei detenuti), sull’idea del valore terapeutico del lavoro. Si soccorrevano in particolare gli orfani dell’Annunziata, con l’insegnamento di un mestiere, e i mutilati di guerra. Con gli anni nel palazzo furono avviate anche una prestigiosa scuola di musica (1838), che fornì per vari anni suonatori provetti alle compagnie militari, e una scuola per sordomuti.

L’immensa struttura che domina da oltre trecento anni, Piazza Carlo III, l’ultimo baluardo dello sviluppo urbanistico e architettonico voluto dal re di Napoli e di Sicilia, Carlo III di Borbone di cui, quest’anno festeggiamo il 300° anniversario della sua nascita. E’ inserito fra Via Foria accanto l’Orto Botanico di Napoli e si prolunga su Via Bernardo Tanucci, per diversi metri. Oggi possiamo ammirare l’imponente facciata in parte restaurata tinteggiata di rosa e bianco, lo scalone monumentale che porta al salone d’ingresso e il maestoso frontone che svetta con l’orologio, dove anche il tempo sembra arrestarsi.

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Gli interni

L’interno è articolato attorno a tre cortili. Il cortile centrale è occupato dal corpo a croce di Sant’Andrea costituito da un solo piano che avrebbe dovuto essere la base della grande chiesa a pianta radiale con navata centrale e quattro bracci (navate laterali) che collegano detto cortile ai corpi laterali.

I cortili laterali, erano adibiti a giardini, con aiuole per la parte centrale, mentre perimetralmente per uno larghezza di circa dieci/otto metri costituivano spazi ricreativi con campetti di calcio, palla a volo, ecc. Il cortile dell’ala prospiciente via Bernardo Tanucci è utilizzato come parcheggio.

L’edificio è, inoltre, dotato di ben 430 stanze di differenti dimensioni a seconda della posizione: le più grandi, che occupano i volumi delle ali laterali, misurano su tutti i livelli 40 metri di lunghezza, sono larghe ed alte 8 metri.

Real Albergo dei Poveri, l’opportunità del PNRR

Il Governo ha inserito il Real Albergo dei Poveri nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un finanziamento di 100 milioni di euro. L’intervento ha l’obiettivo di innescare una riqualificazione e rigenerazione dello spazio urbano connesso, da piazza Carlo III e via Foria, realizzando una passeggiata con ampliamento delle zone pedonali, fino alla zona museale oltre piazza Cavour.

Il ‘Capitolo Sud’ del PNRR assegna 100 milioni di euro alla rinascita dell’Albergo dei Poveri. “L’inserimento dell’opera nel Piano – afferma il Ministero per il Sud – garantisce la ristrutturazione entro il 2026, dopo trent’anni di tentativi inefficaci: è uno dei progetti di maggior valore simbolico attivati nel Mezzogiorno, sia per l’enorme valore architettonico del Palazzo settecentesco sia per la vocazione sociale e culturale che può farne il cantiere-icona della rinascita del Sud”.

Con l’intento di restituire all’infrastruttura una vocazione sociale e culturale, il progetto prevede un’articolazione funzionale incentrata su:
patrimonio storico-artistico (raccogliere una molteplicità di funzioni e attività per il restauro, la gestione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, aperte alla partecipazione collettiva, realizzando un volano per l’occupazione giovanile qualificata, anche attraverso l’installazione di una scuola professionale del restauro)

«L’Albergo dei Poveri – ha aggiunto Franceschini – è una grande sfida nazionale per il Paese, ma servono ancora più risorse. Cento milioni non bastano, sembra strano ma ne serviranno di più».