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L’uso della street art per la cultura italiana

Nel panorama dell’arte contemporanea, una delle forme più in voga degli ultimi decenni è sicuramente la street art, o arte di strada. Questa forma espressiva è molto legata all’eversione sociale e in generale porta con sé una serie di critiche verso la società, la politica o l’attualità.

Cos’è la street art?

Fenomeni abbastanza consistenti di quello che fu definito “vandalismo” lungo le strade delle città, iniziati negli anni ’70, erano già piuttosto diffusi tra gli anni ’80 e ’90, in particolare negli Stati Uniti d’America ma anche in diverse nazioni d’Europa.

Tuttavia, al volgere del secolo, visto l’intensificarsi del fenomeno e dell’elevato riscontro sociale collegato, si tentò di dare una dignità pubblica a questa forma d’arte.

Grazie anche all’enorme diffusione mediatica e al potere di Internet, la street art diviene un fenomeno di massa, con un grande mordente su tutti i ceti sociali, e il lavoro dei writer viene finalmente riconosciuto come espressione artistica.

Le principali modalità dell’arte di strada prevedono l’utilizzo di bombolette spray (ma anche altri tipi di colori, come gli acrilici), lavorando a mano libero o con degli stencil.
Uno dei fenomeni mondiali più clamorosi di street art degli ultimi tempi è quello di Banksy.

Questo artista inglese, pur mantenendo la sua identità nascosta (volendo richiamare il periodo in cui i writer lavoravano di nascosto per evitare problemi con le autorità), ha raggiunto la fama per la sua irriverenza e la chiara avversione alla mercificazione dell’arte, ma anche per la sua tempestività nel lanciare messaggi sull’attualità, anche tramite la sua attività sui social.

È infatti autore di ben nove opere sul muro di Betlemme, che separa Israele dalla Cisgiordania ed è stato dichiarato contrario al diritto internazionale. Banksy è anche intervenuto durante la 58a mostra Biennale a Venezia per criticare la politica estera del governo Conte I, realizzando il Naufrago bambino lungo un canale della città lagunare.

Inoltre, ha spesso esposto abusivamente opere satiriche all’interno di musei, scimmiottando vari stili pittorici di artisti famosi. Le sue opere sono spesso caratterizzate dall’utilizzo di stencil e da uno stile inconfondibile.

La street art e le città

A partire dagli anni 2000, in moltissime città del mondo, Italia compresa, prendono sempre più piede festival, gare e manifestazioni legate alle varie forme di street art.

Nella maggior parte dei casi si tratta di mostre, ma negli ultimi anni hanno iniziato a diffondersi diversi progetti che avevano l’obiettivo di migliorare il livello culturale del territorio coinvolto. Infatti, questo tipo di arte che interessa in particolare i muri e le strade, luoghi pubblici per eccellenza, è sempre più spesso coinvolta in fenomeni di cosiddetta rigenerazione urbana, atti a riqualificare zone periferiche o trascurate dall’amministrazione o a rendere più appetibili quelle di costruzione recente.

Questi interventi, promossi ormai persino da enti regionali e provinciali, puntano a coinvolgere i cittadini e rendere più belle e attraenti le città.

Per portare un esempio, il più grande murale del mondo è stato realizzato da Eduardo Kobra a Rio de Janeiro, in Brasile, in occasione delle Olimpiadi del 2016; questa opera è lunga ben 190 metri (dimensioni che ne hanno permesso l’iscrizione ai Guinness World Records) e rappresenta la perfetta unione tra diverse concomitanze culturali, cogliendo l’occasione per migliorare a lungo termine il panorama delle città coinvolgendo straordinari artisti.

L’arte del futuro

Come già detto, la street art ha quasi sempre avuto lo scopo di trasmettere un messaggio su diversi temi sociali ma, di recente, complici le nuove esigenze e urgenze globali, ha iniziato a legarsi a doppio filo anche a temi come l’ambientalismo.

Ad esempio, sono piuttosto frequenti murales che non solo cercano di sensibilizzare su questioni come il cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale o la transizione energetica, ma si attivano direttamente per lo scopo: in molte grandi città sono comparsi murales composti con particolari vernici in grado di assorbire anidride carbonica o altre sostanze nocive grazie all’esposizione solare.

Queste opere, oltre a contribuire positivamente al panorama cittadino, sono degli ottimi interventi collaterali per attivarsi sui temi di cui sopra. Il più grande murale di questo genere in Europa a oggi si trova a Roma nel quartiere Ostiense, realizzato da Iena Cruz in collaborazione con una imprenditrice locale, e ha una superficie di oltre 1000 metri quadrati, che secondo le stime dovrebbe avere l’impatto ambientale di circa 30 alberi.

La street art per la cultura italiana

In Italia, grazie a progetti grandi e piccoli, pubblici e privati, sono nati interventi di street art in tutta Italia strutturati intorno alle esigenze dei cittadini, coinvolti direttamente nelle fasi di progettazione, realizzazione e promozione, nei diversi quartieri.

Per un’arte diffusa, democratica e partecipata. Napoli, Roma, Genova, Torino, Milano sono le città italiane che hanno in comune diversi aspetti, tra cui lì obiettivo di rilanciare zone degradate anche grazie alla street art.

Non più considerata vandalismo, questa forma d’arte è riconosciuta da cittadini, quartieri e istituzioni per il suo valore sociale, in grado di riscrivere, o ridipingere, il destino di intere aree cittadine.

Osservatorio nazionale sulla creatività urbana

Nato dalle prime iniziative informali negli anni Novanta, l’Osservatorio sulla creatività urbana Inward è diventata un’organizzazione di riferimento per lo sviluppo della street art a Napoli, città da cui nasce, e altre zone da sud a nord Italia.

Grazie a Inward, il parco Merola di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli è stato ribattezzato il Parco dei murales, diventando un modello di riqualificazione artistica e rigenerazione sociale.

In quest’ottica nascono manifestazioni come MURo, il museo di urban art, o Hunting Pollution, il murales più grande d’Europa; o ancora Outdoor, tour virtuale incentrato sull’arte pubblica della Capitale.

E’ così che Roma si è posizionata come una delle culle mondiali della street art. Big city life realizzato dalla no profit 999Contemporary è uno dei progetti meglio riusciti in questo senso.

13 facciate nella zona del ponte Morandi sono state trasformate in grandi murales uniti dal tema della gioia. Così, il progetto On the wall del comune di Genova in collaborazione con l’associazione Linkinart ha dato un nuovo volto al quartiere Certosa che si sviluppa sotto il viadotto Polcevera, crollato nel 2018 con un tragico strascico 43 vittime.

“A tratti surreale, e schivo, a volte quasi terrificante. Inutile dire che ci piace”. Sono le parole usate dalla giornalista Katherine Brooks per descrivere Millo, artista pugliese, scelto per dipingere alcune facciate nel quartiere di Barriera di Milano a Torino per rappresentare il rapporto tra le persone e la città.

Le opere sono state realizzate all’interno del bando internazionale di arte pubblica del comune di Torino, della Regione Piemonte e della Comunità europea per la riqualificazione artistica, culturale e sociale del quartiere.

Dalle sperimentazioni con la poster art, ovvero l’affissione abusiva di poster sui palazzi, Wally e Alita hanno maturato la loro visione fondando un collettivo artistico che ha trasformato muri per una estensione di 15mila mq a Milano in tele sotto il sole.

Nel quartiere Ortica della città, che ne costituisce la sede e il cuore, è stato ritagliato un nuovo spazio per l’arte urbana del capoluogo lombardo, grazie anche all’appoggio del sindaco Pisapia (2011-2016) che, invece di reprimere la street art, ha voluto investire nel suo potenziale.

 

Oggi, nel campo artistico, grazie a queste inusuali componenti quali la libertà d’espressione, l’immediatezza e la visibilità ad un grande pubblico, l’arte di strada è diventata un fenomeno culturale di grande rilevanza sociale.