Colosseo Roma, Italia della cultura

I benefici per le Città Capitale Italiana della Cultura

Venire designata “Capitale della cultura”, o entrare nella rosa delle candidate, per una città è simbolo di orgoglio, ma soprattutto di opportunità e valorizzazione sociale ed economica. Questo titolo rappresenta la vocazione, l’investimento e il valore che una comunità assegna alla parola “cultura”, con i fatti. Oggi è Procida che ricopre egregiamente questo ruolo.

La Capitale italiana della cultura, istituita nel 2014, ha come obiettivo quello di sostenere, incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale e attuativa delle città, affinché la valorizzazione della leva culturale venga recepita in modo sempre più diffuso, e diventi guida di coesione sociale, integrazione, creatività, innovazione, e crescita.

La scelta della Capitale Italiana della Cultura fu introdotta per mezzo della legge Art Bonus. Il suo unico obiettivo è quello di sostenere e incoraggiare le autorità competenti locali a incrementare la propria capacità progettuale nel campo della cultura.

Si cerca di decentralizzare gli incarichi riguardanti beni culturali, portando nella città scelta un bel guadagno sotto forma di affluenza turistica. Di anno in anno la Capitale Italiana della Cultura è scelta per conservare le identità etniche e culturali della zona, creare un’integrazione pacifica, promuovere la crescita economica e implementare il benessere individuale e collettivo.

I benefici per il turismo

Ogni edizione ha avuto effetti concreti, e positivi, sullo sviluppo turistico e sulla fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale dei territori e delle città designate. Occasione unica per mostrare a livello internazionale le ricchezze di un territorio e dei suoi custodi: cittadini e amministratori.

Queste due essenze devono comunicare con un’unica voce e lavorare con obiettivi comuni, che non siano limitati ai 365 giorni dell’edizione, bensì nascono da lontano per proseguire anche dopo l’evento. Da questo punto di vista, Parma è un esempio da seguire, con i suoi due anni consecutivi in cui ha dimostrato una programmazione improntata ai valori storico-culturali delle sue origini.

Quando una città diviene Capitale della cultura, come prima cosa, deve studiare e attuare un piano di comunicazione, uno stile che faccia da fil rouge per l’intera edizione. Occorre trovare parole chiave per ispirare l’intero programma di eventi, e che diventino motivo e collante per creare sinergie e simboli comuni per artisti e pubblico.

Puntare sui legami, sulle co-creazioni, sull’ecosostenibilità, e l’inclusione per esempio, oggi, offre una bella vetrina internazionale. Tutto il mondo culturale si riconosce in questi caratteri e anche a livello politico la direzione intrapresa è comune.

Le personalità

È logico che per dare respiro internazionale all’edizione debbano essere invitati artisti da oltre confine che presentino performance utili a coinvolgere anche la popolazione locale. Laboratori, workshop, concerti, mostre, itinerari e percorsi, scuole per bambini e adulti, festival letterari, rassegne teatrali e arti performative, raduni di citizen science, installazione sonore, street art, escursioni in montagna, o collina, oppure al mare o al lago (dipende dalla città designata), sono tutte occasioni per generare un progetto di sviluppo a base culturale in grado di produrre effetti duraturi per il territorio ospitante.

È chiaro anche che attrarre turismo dipende sempre da molteplici fattori, legati al territorio. La presenza di siti archeologici, di monumenti d’interesse storico, di strutture per l’accoglienza, la collocazione geografica della “Capitale” prescelta rispetto al mare, sono tutte peculiarità da tener presenti nell’analisi delle risorse di un territorio e per la sua promozione.

L’insieme degli eventi e la strategia rivolta ai partecipanti di manifestazioni del genere rientrano in quello che viene definito marketing culturale, che utilizza il carattere artistico e, appunto, culturale della Capitale italiana della cultura. Solitamente, si tratta di una nicchia specifica del marketing di prodotto che si pone l’obiettivo non di convincere e sedurre i turisti, bensì di identificarne le esigenze e le aspettative, realizzando un programma di qualità in grado di rendere fruibile l’arte locale nel modo più efficace e interessante possibile.

Le risorse del territorio

Puntare sulle risorse di un luogo, la sua storia, il dialetto, la gastronomia, le arti non significa promuovere banalmente i monumenti, le mostre, i prodotti, bensì utilizzare qualunque tipologia di attività abbia a che fare con l’arte e la cultura, dalle mostre fotografiche e pittoriche alle presentazioni di libri, dai concerti alle rassegne cinematografiche, i festival, i dibattiti, i luoghi di interesse storico, l’artigianato tipico, le tradizioni locali, monetizzando queste risorse.

Prima di chiedersi come monetizzare gli eventi della Capitale della cultura, occorre che gli organizzatori e la città ospitante si chiedano quali siano le aspettative degli avventori di riferimento. Ciò implica la necessità di riconoscere il proprio obiettivo, e la variegata offerta di eventi, in certe occasioni, non può rivolgersi ai soli addetti ai lavori, esperti d’arte, professionisti del settore.

Dunque, occorre organizzare una visione di qualità, che sappia rendere appetibile, fruibile e accessibile l’arte e la cultura a un’audience molteplice. Generare valore, essere in grado di definire un percorso comprensibile a molti, senza snaturare il proprio prodotto d’arte, nel rispetto delle idee degli artisti e, provando a generare un processo simbolico che sappia comunicare un messaggio che vada oltre la semplice contemplazione estatica.

Come raccontarsi

Lo storytelling, cioè la capacità di raccontare, è sicuramente un’attività di marketing culturale imprescindibile vista l’utilità di costruire una storia della propria città. Presentare meramente una Capitale della cultura, e i suoi eventi, per quello che è non consente di renderla desiderabile e non permette al pubblico di afferrare del tutto il senso di ciò che fruisce.

L’uomo è simbolico e ha bisogno di dare significato a ciò che incontra e vede. Se pensiamo a un percorso archeologico che verte sulla visita di siti di epoca romana, non ci si può limitare a seguire un sentiero e invitare i turisti a passeggiare: occorre rievocare i tempi antichi, calare il visitatore nell’atmosfera di quel periodo, mostrare com’era la vita in quei luoghi, com’era il mondo intorno e dentro quegli edifici riportati alla luce. E per farlo, il sito archeologico, da semplice esibizione, deve trasformarsi in esperienza sensoriale che consente di rivivere la storia di quel luogo e di capire in che modo il passato si riflette sulla comunità attuale, quali aspetti della tradizione sopravvivono oggi e con quali modalità.

E questo vale per ogni tipo di evento: la presentazione di libri deve legarsi alla storia della Capitale della cultura, la mostra fotografica deve avere origine dal luogo, la mostra enogastronomica deve raccontare la tradizione cittadina. Definire uno storytelling specifico, coerente e accattivante per i turisti è un aspetto di fondamentale che implica una preliminare attività di studio, pianificazione strategica e creativa e la messa in campo di competenze e strumenti, tipo un sito internet dedicato all’edizione culturale. Tutto deve essere pensato con la propensione costante ad attività di local search marketing, che consideri i bisogni dei turisti, italiani e stranieri (soprattutto, tramite il web), ma anche della cittadinanza locale, delle aziende e delle associazioni che operano sul territorio.

Perché una cosa è certa: le risorse artistiche e culturali, anche private, restano un bene per la comunità intera e, in quanto tali, devono generare un ritorno positivo per la “Capitale” attraverso la partecipazione attiva di tutti gli operatori locali. Essere la Capitale italiana della Cultura è una grande responsabilità, ma rappresenta una occasione magica per chi la organizza e per chi ne usufruisce

 

Capitale Italiana della Cultura 2024 | La proclamazione

Franceschini: Pesaro è la Capitale italiana della cultura per il 2024
Scelta all’unanimità da commissione di alto valore scientifico.
“Sindaco Matteo Ricci dedica premio alla città ucraina Kharkiv”

 

 

La prima prescelta fu Mantova, a cui seguirono Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018 e Parma nel 2020, titolo prorogato anche nel 2021 a causa dell’emergenza pandemica. L’edizione del 2022 è andata a Procida, nel 2023 sarà il turno di Bergamo e Brescia mentre nel 2024 andrà a Pesaro.

Elenco delle città che hanno presentato la domanda per il 2025:

1) Agrigento – Il sé, l’altro e la natura. Relazioni e trasformazioni culturali
2) Aosta – Aostæ Città Plurale
3) Assisi (Perugia) – Assisi. Creature e creatori
4) Asti – Dove si coltiva la cultura
5) Bagnoregio (Viterbo) – Essere Ponti
6) Città Metropolitana di Reggio Calabria – Locride 2025. Tutta un’altra storia
7) Enna – Enna 2025. Il mito nel cuore
8) Monte Sant’Angelo (Foggia) – Monte Sant’Angelo 2025: un Monte in cammino
9) Orvieto (Terni) – Meta meraviglia la cultura che sconfina
10) Otranto (Lecce) – Otranto 2025. Mosaico di Culture
11) Peccioli (Pisa) – ValdEra Ora. L’arte di vivere insieme
12) Pescina (L’Aquila) – La cultura non spopola
13) Roccasecca (Frosinone) – Vocazioni. La cultura e la ricerca della felicità
14) Spoleto (Perugia) – La cultura genera energia
15) Sulmona (L’Aquila) – Cultura è metamorfosi