
Sala della Meridiana – cena di gala per 600 ospiti al Museo Archeologico Nazionale
senza un foro nell'edificio.
Per la serata inaugurale della retrospettiva di Damien Hirst The Agony and the Ecstasy, la Sala della Meridiana è stata attrezzata come uno spazio per eventi e riportata allo stato originario in tre giorni. Nessun prelievo dall'impianto elettrico del museo, nessun fissaggio sull'architettura.
La Sala della Meridiana non è una sala per eventi. È un ambiente monumentale con volta affrescata, opere alle pareti e un impianto elettrico dimensionato per la vita ordinaria di un museo. Qualsiasi allestimento deve rispondere a tre condizioni non negoziabili: non toccare l'edificio, non gravare sui suoi impianti, sparire senza lasciare traccia.
Da qui è partito il progetto, non dall'effetto scenico. Ogni scelta successiva, dalla distribuzione elettrica al tipo di gancio, discende da questi tre limiti.
L'intera serata è stata alimentata da un gruppo elettrogeno da 150 kVA posizionato all'esterno, collegato alla sala da una dorsale da 60 metri e distribuito attraverso un quadro generale da 250 A e una catena di quadri secondari da 125 A e 63 A, con nove rack dimmer.
Il museo non ha fornito un solo watt. È la condizione che rende un evento di questa scala compatibile con un edificio storico: l'impianto della struttura ospitante non viene né sollecitato né modificato, e in caso di guasto l'edificio resta fuori dal problema.
I 254 corpi illuminanti sono stati installati senza tralicci, senza motori e senza alcun ancoraggio alle strutture del museo. Ogni apparecchio è stato vincolato a un elemento architettonico esistente attraverso 146 punti di aggancio di tre tipi diversi, morsetti in alluminio, ganci a C e superclamp, integrati da cinghie a cricchetto.
Tre tipologie di gancio perché in una sala di quel periodo nessuna superficie è uguale alla successiva. I percorsi cavi a pavimento sono stati protetti con passacavi pesanti, in un ambiente che resta praticabile e monumentale anche durante l'evento. Al termine, il ripristino è integrale: l'allestimento è completamente reversibile per costruzione, non per promessa.
Il principio è uno solo: non sovrapporre una scenografia all'architettura, ma usare l'architettura come scenografia. La sala non è stata decorata. È stata riscritta dalla luce.
L'impianto lavora su due registri distinti e volutamente opposti. Le grandi superfici verticali e la volta ricevono una luce fredda e satura, che restituisce profondità all'ambiente e ne cambia il carattere; i tavoli restano caldi e bassi, isole luminose dentro il buio. Freddo sopra, caldo sotto: è la scelta che tiene insieme la scala monumentale della sala e la dimensione intima di una cena.
Altrettanto progettato è ciò che resta in ombra. Ampie porzioni della sala non vengono illuminate, per costruire profondità e riportare a misura umana uno spazio enorme. Con 42 apparecchi motorizzati in rete DMX e una squadra in regia collegata via radio, lo stato luminoso della sala cambia nel corso della serata: gli ospiti non entrano in un ambiente allestito, entrano in un ambiente che si trasforma mentre lo vivono.
Portare 600 persone a cena dentro un museo non è un problema di apparecchi. È un problema di autorizzazioni. Tutta la documentazione richiesta dalla Soprintendenza è stata redatta e presentata da Limitless: progetto elettrico, relazioni tecniche, disegni e planimetrie di allestimento, certificazioni dei materiali impiegati.
Il montaggio si è svolto in tre giornate, dalle 9 alle 19, con l'ultima notte dedicata alle prove di regia e di luce fino alle quattro del mattino. Circa quaranta ore in sala per posizionare, agganciare, cablare e puntare 254 apparecchi: un corpo illuminante ogni nove minuti, in un ambiente in cui nulla può essere forzato e ogni passaggio va concordato.
- Committente: Civita, struttura incaricata dell'organizzazione.
- Di Limitless: progetto illuminotecnico e regia luci, progetto e distribuzione elettrica con generazione autonoma, impianto audio, montaggio e ripristino, dossier tecnico e autorizzativo per la Soprintendenza.
- Non di Limitless: la mise en place dei tavoli e l'allestimento della tavola.
Progettiamo eventi dentro luoghi vincolati: musei, chiese, teatri storici, dimore. Dal dossier autorizzativo al ripristino.
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